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Libri e riviste

a cura di Luigi Filipetto
luigi.filipetto@tin.it
 
INDICE
La via dei mulini

 

Un appassionato vi trova abbondante pane per i suoi denti, ma bisogna dire che anche un libro che appassiona chi lo legge solo per curiosità.
Dopo il 1100 i mulini a Trento si moltiplicarono, tanto che ad un certo punto fu costuita la Compagnia dei Mugnai con tanto di “capitoli” da osservarsi da parte di ogni membro. Tale Compagnia era, tra l’altro, molto religiosa e al secondo “capitolo” dispone che “tutti i Fratelli e Sorelle che saranno descritti in detta Compagnia sijno obligati almeno ogni anno al tempo della Pasqua confessarsi et comunicarsi devotamente”. Oltre naturalmente a non imbrogliare sul peso (vecchio vizio). Chi vuole leggersi tutti i “capitoli” li troverà alle pagine 112 e 113 del libro.
Dicevamo di attrezzi. Nel volume, infatti, oltre ai falcetti e alle falci per mietere, non mancano notizie sui “crivelli”, sui “tamisi”, sulle “sessole”, sulle varie misure.
Un bel viaggio a ritroso nei secoli, corredato da una ricca documentazione fotografica.

Intorno al pane si muove tutto un mondo di attrezzi e congegni creati dall’uomo in vista del risultato finale, che è appunto il nutrimento. Attrezzi che si sono evoluti gradualmente grazie alla capacità dell’uomo di perfezionare con l’esperienza gli strumenti necessari per la sua sopravvivenza. Così, dopo essersi lasciato plasmare lui stesso dalla natura per arrivare alla sua configurazione di uomo, ora è lui stesso che plasma e perfeziona.
E’ suggestivo entrare in questo mondo di “progettualità esistenziale” e seguire, come fa il libro che presentiamo, le varie fasi della “crescita” del falcetto per mietere il grano, della trebbiatrice, delle macine e dei mulini. Tanto erano importanti i mulini nel corso dei secoli passati che figurano in molti documenti storici. L’editto di Rotari, dell’anno 643, dice che “se qualcuno avrà costruito un mulino su un terreno altrui...perde il mulino ed il frutto del suo lavoro e lo tenga colui che risulta essere il proprietario del terreno o della riva; perché ognuno deve sapere quel che è suo e quel che non lo è”.
Il libro espone, con ricchezza di documentazione e di immagini, l’evoluzione dai mortai (Egitto 2600 a.C.), ai mortai a pedale (Esiodo 700 a.C.), alla ruota idraulica. Così la racconta lo scrittore romano Vitruvio: “Si costruiscono anche nei fiumi delle ruote similmente strutturate... Attorno alla loro fronte si affiggono delle palette, le quali urtate dall’impeto del fiume, col passare oltre fanno girare la ruota”. Quindi siamo già ai mulini ad acqua, i cui primi esemplari in terra veneta– come documenta il volume – si possono rinvenire tuttora lungo l’arco alpino. Tanto che Luigi Jacono, dalle impronte di una vecchia ruota idraulica rinvenuta presso Venafro, ricostruì fedelmente il tipo di ruota a palette descritta da Vitruvio. Si passa poi ai mulini a mano. I mulini si strutturano: Si parla di ruote per macinare e di ruote per pestare (pestello): “Un molino con do rode da masnar biava e una roda da pestar” (Rovereto 1570).
Il volume, per sé, vuole essere una documentazione incentrata sul Trentino, ma in realtà ogni argomento spazia nel mondo egizio, babilonese, greco, romano.

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